Tutti parlano del viaggio. Nessuno parla del prima.
Tutti parlano di quanto sia figo viaggiare da soli.
Fare esperienze all’estero, lavorare fuori, conoscere nuove culture, reinventarsi.
Ed è vero.
È potente. È trasformativo.
Ma quasi nessuno parla di cosa succede prima di partire.
Abbiamo normalizzato il viaggio in solitaria come se fosse un gesto leggero.
Prenoti un volo, fai la valigia, pubblichi una foto in aeroporto e via.
La realtà è che ogni scelta comporta sacrifici.
E ogni partenza è anche una perdita.
“Ma tu non hai nessuno”
Nella mia vita ho cambiato spesso scena: case, città, lavori.
E quante volte mi sono sentita dire:
“Beh, ma tu non hai nessuno.”
“Io non potrei mai, ho gli affetti che mi legano.”
Come se partire fosse più facile per chi sceglie di farlo.
La verità è un’altra.
Non è una gara tra chi resta e chi va.
C’è chi ha costruito una vita che ama.
C’è chi ha figli, un lavoro che lo appaga, responsabilità importanti.
E c’è chi sente che nel posto in cui vive non trova spazio per diventare ciò che vuole essere.
Sono scelte diverse.
Ma nessuna è facile.
Quando lavori sodo e non basta
In Italia, come tanti, ho studiato.
Come tanti, dopo la laurea mi sono ritrovata a fare un lavoro che non era quello per cui avevo studiato.
Non lo dico per sminuirlo.
Ho fatto tanti lavori, e ognuno mi ha insegnato qualcosa.
Mi hanno dato indipendenza presto. Mi hanno dato dignità.
Ma lavoravo talmente tanto che non avevo più spazio per le mie passioni.
L’arte, la scrittura, la creatività diventavano un lusso.
Viaggiare era l’unica cosa che mi faceva sentire viva.
E paradossalmente, più lavoravo, meno riuscivo a farlo.
A un certo punto ho capito che stavo sopravvivendo. Non vivendo.
Il momento in cui capisci che devi cambiare vita
Non sempre partire è una fuga romantica.
A volte è una necessità silenziosa.
Avevo costruito qualcosa.
Avevo anche una relazione importante. Per la prima volta mi sentivo in un rapporto sano.
E proprio lì ho capito una cosa difficile da accettare:
l’amore non sempre basta a zittire il bisogno di crescere.
Dentro di me c’era fame.
Fame di mondo.
Fame di lingua nuova.
Fame di possibilità.
Così ho deciso di partire.
Indonesia prima, dove ho potuto visitare la famosa Bali.
Australia poi, in cui non è andata come speravo e dove sto per tornare.
Ma questa è un’altra storia.
Il giorno dell’addio
Non c’è niente di poetico in un addio in aeroporto.
C’è un abbraccio troppo stretto. Le lacrime.
C’è la sensazione che nulla tornerà come prima.
C’è il dubbio di non rivedersi più.
Ho lasciato una casa.
Un lavoro.
Un gatto.
Una quotidianità imperfetta ma conosciuta.
E no, non è vero che chi parte “non ha nessuno”.
Chi parte ha affetti.
Ha attaccamenti.
Ha ricordi che pesano.
Solo che decide di affrontare il dolore del cambiamento invece di restare fermo nella frustrazione.
Viaggiare da soli non è coraggio.
È trasformazione.
È che quando parti, cambi.
E la versione di te che resta indietro non esiste più.
Tornerai, forse.
Ma guarderai il tuo paese con occhi diversi.
Guarderai le persone che conosci con una consapevolezza nuova.
E alcune dinamiche non ti staranno più bene.
Ogni partenza è un piccolo lutto.
Nonostante sia abituata a cambiare casa, a vendere oggetti, a non attaccarmi troppo alle cose… ogni volta è un lutto.
Io sono come te.
Con affetti. Con nostalgia. Con paure.
La differenza è che ho scelto di attraversarle.
Il salto nel vuoto
Ogni volta che prenoto quel biglietto, sento una morsa al petto.
Non è paura dell’aereo.
È la consapevolezza che sto lasciando una casa, la famiglia, le vecchie abitudini, un lavoro.
Si può lasciare una relazione non per mancanza di amore, ma perché le direzioni diventano diverse.
Quando si sente il bisogno di espandersi, di crescere, di muoversi, restare significherebbe rimpicciolirsi, e col tempo la vita si trasforma in frustrazione.
È possibile essere tristi e felici nello stesso momento.
Felici per la scelta coerente con se stessi, tristi per una possibilità che si sarebbe voluta diversa.
Eppure lo faccio di nuovo.
Da sola.
Perché diventare la persona che voglio essere, per me, vale il dolore del distacco.
E tu? Sei nel momento prima della partenza o in quello in cui stai ancora cercando il coraggio?
