Ci sono viaggi che ti portano lontano da casa.
E altri che ti portano lontano da alcune persone.
Quando parti da sola, pensi di lasciare indietro solo un luogo.
In realtà, metti alla prova anche tutto il resto.
Anche le relazioni a distanza.
La prima volta che sono partita per l’Australia, avevo il cuore pieno di speranza.
Ero convinta che avrei rivisto la persona che amavo.
Era così che me lo immaginavo.
Ho attraversato ogni tipo di difficoltà, e dentro di me c’era sempre quella certezza:
prima o poi ci saremmo ritrovati.
Ma mentre io piangevo dall’altra parte del mondo, lui continuava la sua vita.
Amici, serate, discoteche.
E non era quello il problema.
Era il modo.
Il farlo di nascosto.
Il non esserci davvero.
Il non essere sincero.
A un certo punto, la domanda è diventata inevitabile:
cosa significa davvero esserci per qualcuno?
Perché ogni volta che cercavo conforto, trovavo parole.
Superficiali.
Come quando mollai il mio primo lavoro.
Stavo malissimo.
E lui disse soltanto:
“Ne troverai un altro, che vuoi che sia.”
E lì ho capito che non era solo una frase.
Era il modo in cui guardava le cose.
E il modo in cui guardava me e la mia esperienza.
Ma più di tutto, pesarono le promesse.
Promesse che non si sono mai trasformate in fatti.
Quando le nostre strade si sono divise e sono poi tornata in Italia, qualcosa dentro di me era già cambiato.
L’avevo rivisto.
Ma non era più lo stesso.
O forse non ero più io la stessa.
C’erano troppe cose rimaste sospese:
le bugie, le promesse non mantenute,
la sensazione di aver sperato da sola.
E a un certo punto capisci che non è un singolo episodio.
È uno schema.
Prima di ripartire per la seconda volta, mi disse che sarebbe venuto in Australia con me.
Era convinto questa volta.
O almeno così sembrava.
Ma dentro di me lo sapevo già:
quella era la mia strada.
Non la sua.
Lui non sarebbe mai partito, perché per mettersi in gioco, che sia un esperienza o una relazione, ci vuole coraggio e tanto impegno.
E infatti, sono partita di nuovo.
Da sola.
Lui non aveva nulla da perdere.
Eppure non è mai partito.
E allora capisci che a volte non è questione di distanza.
È questione di scelta.
Il punto chiave delle relazioni a distanza
La distanza ha un modo molto semplice di funzionare:
toglie tutto quello che è superfluo.
Niente abitudini.
Niente presenza quotidiana.
Niente routine che tiene insieme le cose.
Restano solo:
la fiducia, il rispetto, la maturità.
E non tutte le relazioni a distanza sono costruite per reggere questo.
La mia dinamica
A volte le parole ci sono.
Anche forti.
Ma non è una comunicazione reale, è più colmare apparentemente un vuoto.
“Ci tengo a te.”
“Non voglio perderti.”
“Vedrai che sistemiamo tutto.”
Ma quando si è lontani, le parole non bastano più.
Tutto viene amplificato.
Perché a distanza non puoi improvvisare.
Non puoi compensare con la presenza.
Non puoi rimandare.
Non c’è la routine del vivere insieme.
Devi esserci davvero.
E non tutti sono all’altezza di questo.
Consapevolezza: cosa serve davvero in una relazione a distanza
Per molto tempo ho pensato che bastasse volerlo.
Che se due persone ci tengono davvero, trovano un modo.
Poi ho capito che non è così semplice.
Non basta dire.
Non basta provare qualcosa.
Soprattutto si rischia di rimanere intrappolati in un vicolo cieco.
Serve esserci.
Nel modo giusto.
E con continuità.
Il lato emotivo
La parte più difficile non è la distanza.
È accettare che non tutti riescono a reggerla.
Non perché non provino niente.
Ma perché non sono pronti.
E questo non li rende cattivi.
Ma li rende incompatibili.
Le relazioni a distanza non falliscono per caso.
Falliscono quando mancano le basi.
E la lontananza non fa altro che renderlo evidente.
La cosa più difficile è guardare in faccia la realtà.
Le relazioni a distanza funzionano davvero?
Funzionano quando c’è presenza, anche da lontano.
Quando c’è coerenza.
Quando c’è rispetto, fiducia e maturità.
Quando le parole diventano fatti.
Non funzionano quando restano solo promesse vuote.
Distanze che uniscono e distanze che dividono
Ci sono distanze che uniscono.
E distanze che chiariscono.
La distanza non crea problemi.
Li rende visibili.
E a volte partire non serve per allontanarti da qualcuno.
Serve per vedere meglio chi hai accanto.
E scegliere, finalmente, se restare o andare davvero, proseguendo il proprio viaggio.
