Cosa aspettarsi da un viaggio a Bali: tra risaie silenziose e turismo di massa

Bali la nuova Ibiza?

Ho iniziato il mio viaggio a Bali pensando a templi, risaie e spiritualità.
Poi ti ritrovi tra beach club al tramonto, brunch occidentali e corpi scolpiti sotto il sole.

E inizi a chiedertelo sottovoce:
“Bali è la nuova Ibiza?”

Ma è davvero così?
O è il nostro modo di viaggiare che si replica ovunque?


L’arrivo a Denpasar

Quando scendi dall’aereo e vedi l’aeroporto, capisci che Bali sa accoglierti in modo scenografico: incensi accesi, statue di Ganesh, la statua di Garuda e un’atmosfera mistica… quasi costruita.

Ma appena esci dall’aeroporto tutto cambia.

Folla di persone, turisti ovunque, traffico, motorini che suonano impazziti, odore di smog.
La prima cosa che mi sono chiesta è stata:

“Ma dove sono finita?”

Instagram ci bombarda con una visione di Bali che, a mio parere, è spesso distorta. Perché il primo impatto è molto lontano dall’immaginario spirituale perfetto.

Una cosa però mi ha colpita subito: i local.
Sorridenti, gentili, disponibili. Qui la rabbia sembra non esistere.

Piccola nota pratica: preparati a pagare spesso. In Indonesia è molto comune trovare piccole tasse d’ingresso per templi, cascate e attrazioni.

Lasciata Denpasar, ho preso un taxi (con relativa contrattazione, ovviamente) e ho iniziato davvero il mio viaggio.


Ubud: il compromesso

Come base ho scelto Ubud. Dalle ricerche mi sembrava il punto perfetto per muovermi tra templi e cascate, e in effetti lo è.

È organizzata, piena di ristoranti, comoda per partire verso molte escursioni.
I prezzi per dormire sono ancora buoni e l’offerta è ampia.

Ma diciamolo:
non è più il villaggio spirituale che tutti raccontano.

Il turismo qui si inizia a sentire, e a tratti vieni quasi assalito da chi cerca di venderti qualsiasi servizio.

Io ho soggiornato in un resort con piscina affacciata sulla giungla, uno di quei posti dove ti ritrovi a fare il bagno anche di sera, in silenzio.

Ovunque yoga class, meditazione, offerte di fiori e incensi davanti ai templi.
La dedizione dei balinesi nei rituali quotidiani mi ha colpita profondamente: è qualcosa di autentico, che resiste nonostante tutto.

viaggio a bali

Le risaie di Tegalalang e le cascate di Sekumpul

Ero curiosa di vedere le famose risaie di Tegalalang. Antiche, sì — ma oggi anche molto curate e decisamente instagrammabili.

Qui c’è il famoso Bali swing.

Io non avevo idea di cosa fosse. Quando ho capito che consisteva nel vestirsi con abiti svolazzanti e farsi fotografare su un’altalena a strapiombo sulle risaie…
beh, ho capito che non era proprio il mio genere di esperienza.

Tra le cascate che ho visitato, quelle di Sekumpul mi sono rimaste nel cuore.

Alte, imponenti, potentissime.
Per arrivarci si paga una tassa e una guida locale ti accompagna lungo il percorso — ma devo ammettere che il posto ripaga completamente la fatica.


 

Risaie di Tegalalang

Il tempio dell’acqua: la spiritualità spettacolarizzata

Uno dei templi più famosi è il Tirta Empul (il tempio dell’acqua).

Appena arrivi trovi folla, file e la classica stola da legare in vita per entrare.
Dentro, piscine piene di persone intente a “purificarsi”… spesso più per la foto che per reale devozione.

La sensazione che ho provato è stata strana, quasi dissacrante.

Non era il viaggio a Bali che mi aspettavo.
E così ho deciso di spostarmi.

tirta empul

Lovina: quando l’esperienza diventa inseguimento

Avevo sentito parlare di Lovina per l’avvistamento dei delfini. Non immaginavo però quello che avrei visto.

Sveglia all’alba.
Decine di barche.
E poi… la caccia.

I delfini erano ovunque sotto di noi, ma appena uno emergeva tutte le imbarcazioni si fiondavano nella stessa direzione.

Una scena che mi ha lasciata perplessa.

Lo stesso schema l’ho ritrovato alle isole Gili con le tartarughe, dove la barriera corallina ha già pagato il prezzo del turismo di massa.

Lì ho capito una cosa semplice:
lo snorkeling preferisco farlo da sola, se possibile.

Non nego che nuotare vicino ai delfini mi abbia anche spaventata.
Il blu ovunque sotto di me e questi animali enormi che si muovevano veloci ma l’esperienza, nel complesso, mi ha lasciato sentimenti contrastanti.

I tramonti a Lovina sono qualcosa di incredibile.

viaggio a bali

Il viaggio a Bali che immaginavo: Sidemen

A Sidemen ho trovato finalmente la Bali che avevo in mente.

Risaie infinite.
Contadini nei campi.
Silenzio vero.

Camminavo lungo il fiume mentre loro lavoravano nelle risaie. Nessuna musica, nessun beach club. Solo ritmo lento.

Qui ho partecipato anche a una silver class, dove ho realizzato anelli in argento balinese.

Sidemen è stato il mio posto preferito in assoluto.
Onestamente? Da lì non me ne sarei più andata.

Risaie Sidemen
silver class

Uluwatu e Canggu: la Bali “Miami”

Palestrati, beach club al tramonto, atmosfera internazionale.

A tratti sembra Miami Beach o Ibiza, ma siamo dall’altra parte del mondo.

E la cosa più assurda?
In molte spiagge non si fa nemmeno il bagno.

Il tempio di Uluwatu è scenografico, il tramonto spettacolare. Le scimmie dispettose ci sono davvero, ma non sono loro il vero problema.

Il vero problema è la folla.

Cammini in fila indiana lungo la muraglia, ti fermi ogni due secondi per le foto degli altri… e la magia, inevitabilmente, si rompe.

Forse non è Bali che cambia per prima

Forse non è solo l’isola a trasformarsi.

Forse siamo noi a cercare ovunque lo stesso tipo di esperienza: comfort, estetica, conferme.
E quando la troviamo, diciamo che il posto “non è più autentico”

Bali può essere Ibiza.
Può essere un tempio affollato.
Può essere un beach club al tramonto.

Ma può essere anche un sentiero lungo un fiume a Sidemen.

Non è Bali a decidere cosa diventa,
ma come la attraversiamo.

Dopo il viaggio a Bali ho continuato verso Labuan Bajo, porta d’accesso al Parco Nazionale di Komodo, una meta di cui sento poco parlare.

Te lo racconto nel prossimo articolo.