Cosa vedere in Marocco oltre le medine: il mio secondo itinerario nel Paese

Il Marocco è uno di quei Paesi che non voglio semplicemente attraversare. Lo voglio conoscere bene.

Per questo motivo ho deciso di tornare per un secondo viaggio, con l’obiettivo di vedere luoghi che avevo dovuto rinunciare a visitare la prima volta e di approfondire la conoscenza di un Paese che sentivo di aver appena sfiorato.

Se vuoi leggere la prima parte della mia esperienza, dedicata al nord del Paese, puoi trovarla qui:

👉 [Il mio viaggio in Marocco tra oceano e montagne]

Ma cosa vedere in Marocco oltre le medine? Te lo racconto, mettiti comodo per un caffè.

La seconda volta che sono tornata pensavo di conoscere già questo Paese.

Avevo già visto le medine, il caos delle città, i vicoli blu di Chefchaouen, l’oceano che si infrange sulle mura di Tangeri e Rabat, la capitale.

E invece questo itinerario mi stava portando verso qualcosa di completamente diverso.

Mi stava aspettando nel deserto.

Cosa vedere in Marocco: il deserto di Merzouga

Itinerario del mio viaggio in Marocco

In questo secondo viaggio in Marocco ho attraversato alcune delle zone più affascinanti del Paese:

  • Marrakech
  • Cascate di Ouzoud
  • Alto Atlante
  • Ait Ben Haddou
  • Valle del Dades
  • Gole del Todra
  • Deserto di Merzouga
  • Essaouira
  • Agadir

Un itinerario che mi ha mostrato un Marocco molto diverso da quello conosciuto a Nord.

Marrakech: la città rossa abbracciata dalle montagne

Per questo itinerario come punto di partenza ho scelto Marrakech, da qui infatti partono molte escursioni e tour che puoi prenotare anche comodamente sul sito di GetYourGuide.

Nonostante fosse febbraio, il clima era insolitamente freddo e piovoso.

Gli abitanti mi raccontavano che non vedevano un inverno simile da molti anni.

All’orizzonte si distingueva chiaramente la catena dell’Atlante innevata che abbracciava la città rossa.

Una delle cose che più mi colpisce del Marocco è proprio la varietà dei suoi paesaggi.
In pochi giorni si passa dalla neve al deserto, dalla terra rossa ricca di ossido di ferro alle vallate verdi e rigogliose.

Tutto sembra convivere in un equilibrio.

Marrakech, come molte città marocchine, si divide tra una parte storica e una moderna.

Nella zona nuova si trovano edifici eleganti, hotel di lusso e auto che farebbero invidia a molte città europee.
La medina invece è un labirinto di vicoli, mercati e botteghe.

Personalmente l’ho trovata molto più turistica rispetto ad altre città marocchine visitate in passato e, dopo aver visto le attrazioni principali, ho deciso di dedicare il resto del tempo a esplorare altre zone del Paese.

la medina di Marrakech nel mio viaggio in Marocco

Cosa vedere in Marocco: le cascate di Ouzoud e il Medio Atlante

Tra le escursioni che consiglio maggiormente da Marrakech ci sono le cascate di Ouzoud, considerate tra le più spettacolari del Nord Africa.

A mia insaputa, oltre alle cascate, ci ho trovato anche le scimmie.

A differenza di quelle incontrate in Asia, le ho trovate decisamente più tranquille e meno insistenti con i turisti.

La giornata scorre lentamente tra passeggiate panoramiche, piccoli ristoranti affacciati sull’acqua e sentieri che scendono fino alla base delle cascate.

L’area si trova nel cuore del territorio amazigh del Medio Atlante ed è circondata da immensi uliveti.

Le colline sono ricoperte da migliaia di alberi di ulivo e l’olio rappresenta ancora oggi una delle principali risorse economiche della regione.

Lungo il percorso si incontrano piccoli villaggi, costruzioni tradizionali e cavità naturali utilizzate nel corso del tempo come riparo o deposito dai berberi.

Ricordo una famiglia che viveva in condizioni molto semplici tra le rocce della valle.

Fu uno di quei momenti in cui realizzi che un luogo non è soltanto una destinazione turistica.

È anche la casa di qualcuno.

Cosa vedere in Marocco: le cascate di Ozoud
Cosa vedere in Marocco: le scimmie alle cascate di Ozoud

Verso il deserto di Merzouga: una delle esperienze più intense da vivere in Marocco

Se dovessi consigliare una sola esperienza a chi si chiede cosa vedere in Marocco, probabilmente sceglierei il deserto di Merzouga.

È da quando ero bambina che sognavo di vedere il Sahara.

Quelle dune infinite, alte e maestose, capaci di cambiare colore durante la giornata.

Per raggiungerlo ho partecipato a un tour di tre giorni da Marrakech che attraversa l’Alto Atlante, Ait Ben Haddou, la valle del Dades e le gole del Todra prima di arrivare alle dune dell’Erg Chebbi.

La prima volta che avevo provato a prenotarlo non ero riuscita a partire. Una nevicata aveva reso impraticabile il passo dell’Atlante e il tour era stato annullato.

Quando finalmente sono riuscita ad attraversare il passo di Tizi n’Tichka, la sensazione è stata quasi liberatoria.

La prima tappa è stata Ait Ben Haddou, il celebre villaggio fortificato utilizzato come set cinematografico per film e serie TV come Il Gladiatore, La Mummia, Prince of Persia e Il Trono di Spade.

Successivamente abbiamo attraversato Ouarzazate, la valle del Dades e le gole del Todra.

Poi, finalmente, il deserto.

Dopo ore di viaggio vedere le prime dune comparire all’orizzonte è qualcosa di difficile da descrivere.

Sembrano non finire mai.

Il deserto ha qualcosa di mistico.

In alcuni momenti sembra quasi di non essere più sulla Terra.

Marocco e le montagne dell' Atlante innevate
La Gola del Todra

Una notte nel Sahara e un incontro che non dimenticherò

Ho dormito in una tenda tradizionale, cantato intorno al fuoco insieme ai berberi e proprio quella sera ho conosciuto un ragazzo della mia età.

Era nato e cresciuto nel deserto.

Abbiamo parlato a lungo sotto un cielo pieno di stelle.

A un certo punto mi ha raccontato di non essere mai andato a scuola.

Mi ha parlato di un’infanzia difficile, della vita nel deserto e del turismo che oggi gli permette di vivere meglio rispetto al passato.

Lavora accompagnando i viaggiatori con i suoi dromedari.

Ne possiede otto e ha anche un cucciolo che sta crescendo.
Mi ha detto sorridendo che non vuole ancora farlo lavorare perché è troppo piccolo.

Quando ha qualche giorno libero va a Essaouira, al mare.

Mi ha raccontato di sua moglie, di suo figlio di due anni e del desiderio di mandarlo a scuola.

Guadagna circa 200 euro al mese.

Eppure, mentre parlavamo, non percepivo nessuna distanza tra noi.

Ridevamo delle stesse cose.

Ci prendevamo in giro.

Eravamo semplicemente due ragazzi seduti nel deserto a raccontarsi la vita.

Ed è stato proprio questo a colpirmi.

Perché all’improvviso mi sono resa conto che avevamo la stessa età.

Siamo nati nello stesso periodo storico.

Abbiamo visto gli stessi anni passare.

Ma la vita ci aveva portati in direzioni completamente diverse.

Io sono cresciuta in Italia, sono andata a scuola e ho avuto accesso a opportunità che ho sempre considerato normali.

Lui no.

Eppure, seduti davanti allo stesso fuoco, nessuno dei due sembrava più importante dell’altro.

Forse è proprio questo il motivo per cui continuo a viaggiare.

Non per collezionare luoghi.

Ma per incontrare vite che avrebbero potuto essere la mia se fossi nata qualche migliaio di chilometri più a sud.

Una notte nel deserto di Merzouga

Essaouira, la città del vento e dell’olio di argan

Dopo il deserto il viaggio è proseguito verso l’oceano.

Essaouira è una delle città che più ho apprezzato durante questo viaggio in Marocco.

Conosciuta come la città del vento e dei gabbiani, è una piccola realtà affacciata sull’Atlantico dove convivono pescatori, surfisti, artisti e viaggiatori provenienti da tutto il mondo.

La sua medina, patrimonio UNESCO, ha un’atmosfera completamente diversa rispetto a quella di Marrakech.

Più tranquilla.

Più lenta.

Quasi amorevole.

Passeggiare tra le mura affacciate sull’oceano mentre i gabbiani sorvolano il porto è una di quelle immagini che ancora oggi associo immediatamente al Marocco.

Qui molti viaggiatori arrivano da tutto il mondo per fare surf sull’oceano.

Nei dintorni di Essaouira si trova anche una delle risorse più famose del Paese: l’olio di argan.

Gli alberi di argan crescono quasi esclusivamente nel sud-ovest del Marocco e fanno parte del paesaggio tanto quanto l’oceano e il vento.

Prima di arrivare qui conoscevo l’olio di argan soprattutto per i suoi utilizzi nei prodotti di bellezza. Vederne invece la produzione sul territorio mi ha fatto capire quanto sia importante per l’economia locale e per molte comunità della regione.

cosa vedere in Marocco: Essaouira
cosa vedere in Marocco: Essaouira

Agadir, la città che ha dovuto rinascere

L’ultima tappa del viaggio è stata Agadir.

Fin dai primi momenti ho avuto la sensazione che qualcosa fosse diverso rispetto alle altre città marocchine.

Le strade erano ampie, ordinate e moderne.

Poi ho scoperto il motivo.

Nel 1960 un devastante terremoto distrusse gran parte della città.

Agadir fu praticamente ricostruita da zero.

Esiste persino un Museo della Memoria dedicato al terremoto, dove fotografie e testimonianze raccontano la città prima e dopo la tragedia.

La medina che si visita oggi è una ricostruzione moderna e lo stesso vale per gran parte della kasbah.

Agadir non conserva il proprio passato attraverso gli edifici.

Lo racconta attraverso la sua assenza.

Cosa vedere in Marocco: Agadir

Cosa vedere in Marocco oltre le medine: ciò che mi porto a casa

Alla fine del viaggio mi sono resa conto che il Marocco che ricorderò non sono state le cascate di Ouzoud, le montagne dell’Atlante, il deserto di Merzouga o Essaouira.

Ricorderò le persone.

Le guide incontrate lungo la strada, le persone con cui ho condiviso autobus e chilometri, la famiglia che viveva tra le rocce vicino alle cascate e soprattutto quel ragazzo berbero conosciuto nel deserto.

Quando si viaggia si pensa spesso che siano i paesaggi a lasciarci qualcosa.

Io credo invece siano anche le persone.

I luoghi cambiano. Le città si trasformano. Perfino Agadir è stata costretta a ricostruirsi da zero.

Ma alcune conversazioni ti lasciano un segno e fanno riflettere.

Vedo due ragazzi della stessa età seduti davanti a un fuoco nel deserto, che ridono insieme pur avendo vissuto vite completamente diverse.

Forse è questo il motivo per cui continuo a partire.

Non per collezionare luoghi.

Ma per incontrare persone che mi ricordano quanto il mondo sia immenso e, allo stesso tempo, incredibilmente vicino.